I timori di Berlino

Il declassamento della Francia da parte di Moody’s? Non è un dramma. Il paese “ha ancora un rating molto stabile, per cui bisogna evitare ogni drammatizzazione”. E inoltre quello dell’agenzia di rating è un “ammonimento marginale”. A sostenerlo non è il governo francese, ieri impegnato piuttosto ad attribuire la colpa della “dégradation” alla gestione precedente (quella del presidente della Repubblica conservatore, Nicolas Sarkozy), ma – a sorpresa – il governo tedesco.
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Roma. Il declassamento della Francia da parte di Moody’s? Non è un dramma. Il paese “ha ancora un rating molto stabile, per cui bisogna evitare ogni drammatizzazione”. E inoltre quello dell’agenzia di rating è un “ammonimento marginale”. A sostenerlo non è il governo francese, ieri impegnato piuttosto ad attribuire la colpa della “dégradation” alla gestione precedente (quella del presidente della Repubblica conservatore, Nicolas Sarkozy), ma – a sorpresa – il governo tedesco. Le parole di rassicurazione sono state infatti pronunciate ieri, al Bundestag, da Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze del governo di Angela Merkel. Berlino minimizza, sa che un eventuale attacco dei mercati a Parigi incrinerebbe l’asse sul quale si regge l’Eurozona e, in prospettiva, trascinerebbe a fondo anche il mercato teutonico.
Ieri ci sono state le prime avvisaglie del possibile effetto domino sull’Europa a trazione tedesca. L’Efsf, il Fondo salva stati provvisorio, ha infatti rimandato un collocamento di buoni triennali per il solo fatto che Moody’s ha tolto la tripla A alla Francia, paese che è il secondo principale garante dell’istituto. Una determinata percentuale dei garanti del fondo devono infatti avere lo stesso rating tripla A dell’Efsf, e per questo l’istituto ieri ha avviato le necessarie verifiche tecniche. Perfino la politica monetaria dell’Eurozona, influenzata dal rigorismo della Bundesbank di Francoforte, è messa in dubbio dal declassamento di Moody’s. Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, si è spinto molto in là in quanto a creatività delle sue scelte, cercando di emulare per quanto possibile le Banche centrali di Stati Uniti e Giappone, seppure osteggiato dai vincoli voluti dalla Germania, timorosa di un potenziale rischio inflazione. Ieri mattina, però, dal comunicato dell’agenzia di rating americana, è arrivato un assist per Draghi. Secondo gli analisti di Moody’s, infatti, il debito francese sarebbe a rischio per le prospettive di una crescita economica stentata e di finanze pubbliche che potrebbero finire fuori controllo. Ma allo stesso tempo i dubbi degli investitori sono alimentati dal fatto che “il governo francese, a differenza di altri paesi sovrani esterni all’area euro che hanno simili rating elevati, non ha accesso a una Banca centrale nazionale che possa sostenerlo finanziando il suo debito nel caso di un evento improvviso negativo sul mercato”. Le ragioni di Draghi, che da mesi tenta in maniera più o meno sotterranea di trasformare la Bce in un prestatore di ultima istanza, escono dunque rafforzate dal giudizio di Moody’s. Le resistenze teutoniche, invece, sono indirettamente criticate.

Deutsche Bank: “Il peggio deve arrivare”
Alcuni economisti tedeschi, inoltre, temono che presto il nuovo malato d’Europa, la Francia, possa contagiare i primi della classe. Scrivono in queste ore gli analisti di Deutsche Bank: “Con un declino dello 0,1 per cento (trimestre su trimestre), l’Unione economica e monetaria è ora ufficialmente in recessione, e questo declino è stato soltanto un po’ meno rapido di quanto atteso dai mercati”. “L’economia francese ha proceduto sobbalzando per gli ultimi quattro trimestri – si legge in un rapporto della banca teutonica intitolato “Il peggio deve ancora arrivare” – e la crescita del pil tedesco sta chiaramente rallentando. Entrambe le economie mostreranno probabilmente un andamento negativo nel quarto trimestre, la Germania a meno 0,3 per cento, la Francia a meno 0,4 per cento”. Un combinato disposto che influenzerebbe negativamente il pil di tutta l’area dell’euro.
Sempre da Berlino, ieri, è arrivato infine un appello a non fare troppo affidamento sulle attuali agenzie di rating, accusate sostanzialmente di operare in regime di monopolio. La Fondazione Bertelsmann ha presentato cinque “country rating” – relativi a Germania, Francia, Brasile, Giappone e Italia – per sottolineare “l’urgente bisogno che venga costituita una nuova società di rating indipendente”. L’Italia, secondo gli analisti di Bertelsmann, è più sicura di quanto dicono Moody’s & co. La Francia a dire il vero mantiene lo stesso voto (AA+), ma l’appello di fondo è pur sempre quello di sdrammatizzare i declassamenti.